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10cima Marcia per la Vita: per il diritto alla vita dei bambini portatori della sindrome di Down

        

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Per la 10cima Marcia per la Vita del 14 settembre 2019 a Zurigo,abbiamo scelto il tema "Diritto alla vita dei bambini non nati portatori della sindrome di Down". Si presuppone che il 90% dei bambini non nati con la diagnosi " trisomia 21" siano stati abortiti. Questo disprezzo e queste soppressioni di vite portatrici di handicap  ( indicazione eugenetica) rappresentano una tragedia per le famiglie e per la società. Da un lato i "down" ci mancheranno con il loro carattere diretto e il loro umorismo. Dall'atro lato la decisione di accettare unicamente bambini non portatori di handicap sfocerà inevitabilmente in conseguenze dolorose per le famiglie che ne sono toccate. Sarà solo apparentemente che ci si sarà liberati dalle difficoltà. A breve o a lungo termine, la vita presenterà la fattura per il disprezzo nei confronti di debolezza e handicap.

La 10cima Marcia per la Vita si impegna affinché tutti i bambini portatori della sindrome di Down ottengano nuovamente il diritto di nascere.

 

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Il Consiglio Federale dovrebbe porre fine alle consultazioni d’emergenza in materia d'aborto!

 

Mercoledì 20 febbraio 2019, sono state consegnate quasi 25.000 firme al Consiglio Federale per la petizione "Rendere pubbliche le conseguenze dell'aborto". Il notevole successo della raccolta delle firme di questa petizione lanciata in tre lingue dimostra quanto il tema sia importante.

Circa 50 persone, tra cui molte famiglie e bambini, si sono radunate a Berna per consegnare le firme alla Cancelleria di Palazzo Federale all'attenzione del Consiglio Federale. Un sole splendente ha accompagnato la folla variopinta nella consegna delle firme, guidata dai rappresentanti di Marcia per la vita, i quali avevano lanciato la petizione l’anno scorso in settembre in occasione della 9. Marcia per la vita.

Daniel Regli, presidente del comitato organizzatore di Marcia per la vita, nel suo discorso ha sottolineato la necessità di cessare con la disinformazione nelle scuole, negli ospedali e nei centri di consulenza, e di iniziare finalmente a considerare seriamente le sofferenze delle donne sottoposte ad un aborto. Attraverso questa petizione si rivendica al governo di informare la popolazione sui gravi rischi legati all'aborto senza pregiudizi ideologici. "Molte giovani donne scelgono di uccidere il bambino ancora non nato nel proprio ventre senza essere pienamente informate in anticipo sulle possibili conseguenze dolorose, e questo deve cambiare", ha affermato Regli.

Samuel Kullmann, Gran Consigliere UDF del Cantone di Berna, ha poi portato alcune riflessioni sul Diritto di petizione svizzero e ha fatto confronti con William Wilberforce (1759-1833). Il politico britannico aveva trascorso molti anni della sua vita lottando contro la tratta degli schiavi e la schiavitù utilizzando pure lui lo strumento politico della petizione. Come oggi i protettori della vita, anche Wilberforce ha combattuto allora contro l’opinione generalizzata e ha dovuto subire molte sconfitte politiche fino a quando l'abolizione della schiavitù è diventata realtà.

Dopo i vari interventi ha avuto luogo la consegna ufficiale delle firme. All’aperitivo che è seguito nel ristorante all’interno di Palazzo Federale, è stato festeggiato il successo della petizione.

All’indomani mattina, 21 febbraio 2019, tutti i membri del Consiglio Nazionale e del Consiglio degli Stati hanno ricevuto una lettera in cui i responsabili della petizione chiedono di affrontare la questione delle conseguenze dell'aborto e incoraggiano quindi a considerare le richieste della petizione. Che l'argomento sia di grande attualità lo conferma una recente decisione del governo di un paese vicino, la Germania, con la quale il 6 febbraio 2019 ha varato un credito di Eur 5 mio per uno studio atto ad investigare le conseguenze psicologiche dell'aborto. Si tratta di un esempio da seguire affinché in Svizzera sia nuovamente incoraggiata e portata avanti una cultura della vita e della famiglia.

 

 

 

Hier die in der Petition erwähnte Übersichts-Studie (Zusammenfassung):

Bildquelle: Screenshot, The British Journal of Psychiatry

Hier können Sie die vollständige Studie als pdf herunterladen.

 

 

Rückblick auf den 9. Marsch fürs Läbe, 15.09.18, Bern

Falls Sie den 9. Marsch fürs Läbe nochmals als Video sehen wollen (ganze Veranstaltung oder einzelne Programmteile) .... HIER klicken.

Bildergallerie: Marsch fürs Läbe 2018 (zur Vergrösserung Bilder anklicken)

 

Für Freiheit statt Abtreibungsschmerz

 

Für Medienschaffende: Durch Klick auf jeweiligen Bilder lassen sich hochauflösende Bilder herunterladen. Copyrightvermerk: Copyright www.marschfuerslaebe.ch

Der „9. Marsch fürs Läbe“ trug heute ein gesellschaftliches Tabu an die Öffentlichkeit: die zahlreichen Leiden von Frauen und Männern nach einer Abtreibung. Persönliche Berichte von Betroffenen, ein Plädoyer der Nationalrätin Andrea Geissbühler und die Lancierung einer Petition an den Bundesrat prägten die Kundgebung auf dem Bundesplatz. Die Veranstaltung der friedlichen Lebensschützer konnte dank massivem Polizeischutz wie geplant durchgeführt werden.

Unter dem Motto „Abtreibung – der Schmerz danach!“ fand am heutigen Samstag, den 15. September, in Bern auf dem Bundesplatz der 9. Marsch fürs Läbe statt. Ungeachtet der erhaltenen Drohbriefe versammelten sich nach Zählung der Organisatoren ungefähr 1500 Anhänger und Sympathisanten zur überkonfessionellen Veranstaltung auf dem Bundesplatz.

Post Abortion: das Leben danach

Nach internationalen Grussbotschaften aus Europa und Amerika, insbesondere dem päpstlichen Botschafter in der Schweiz, Erzbischof Thomas E. Gullicksen, und einem dreisprachigen Musikprogramm, berichteten zwei betroffene Frauen (eine davon per Video) von ihren Leiden nach einer Abtreibung, allgemein unter „Post-Abortion-Syndrom“ bekannt. Erika Wick, Gründerin der Beratungsstelle „Endlich wieder leben!“ schilderte beispielhaft: „Als ich damals mein Kind hatte abtreiben lassen, dachte ich, ich könnte für den Rest meines Lebens nicht mehr froh werden. In den nachfolgenden sechs Jahren verlief mein Leben in etwa so, wie ich es heute als ‚durch die Hölle gehen‘ bezeichnen würde.“ Je mehr sie ihre Gefühle unterdrückte, desto intensiver entwickelte sie Depressionen bis hin zu Todessehnsüchten. In einem zweijährigen Prozess fand sie Heilung und Freiheit durch „Gottes Liebe und Annahme“ und ermutigt heute Frauen und Männer, mit ihrem Leiden nicht alleine zu bleiben, sondern einen Weg der Beratung und Vergebung zu gehen. So sei „ein neues Leben voller Hoffnung und Perspektive“ möglich.

Sinnleere minimieren

Nationalrätin Andrea Geissbühler setzte die etwa 10‘000 jährlichen Abtreibungen in der Schweiz in den Kontext des verantwortlichen Umgangs mit der Sexualität. Liebe und Sex könnten wunderbar zusammengehören. Vertrauensvolle Beziehungen würden auch die Abtreibungsraten senken. „Es kann nicht sein, dass in der heutigen aufgeklärten Zeit tausende von Babys abgetrieben werden. Die Sinnleere in unserer Gesellschaft, die lebenslangen Depressionen und seelischen Schäden der Betroffenen nach erfolgten Abtreibungen, aber auch die Verluste an wertvollen Menschenleben könnten damit minimiert werden“, so Geissbühler.

Bundesrat soll über die Folgen von Abtreibungen informieren

Mit der heute lancierten Petition wird der Bundesrat gebeten, sich ein umfassendes, wissenschaftlich gestütztes Bild über die gesundheitlichen Folgen von Abtreibungen zu verschaffen. Der Bundesrat soll sich zudem bei den kantonalen Behörden dafür einsetzen, dass in Schule und Universität sowie in Beratungsstellen, Arztpraxen und Spitälern angemessen über die schmerzlichen Folgen von Abtreibungen informiert werde. Das oberste Ziel soll wieder werden, schwangere Mütter für ein gemeinsames Leben mit dem Kind zu bewegen.
Der Marsch fürs Läbe ist international mit Lebensrechtsbewegungen vernetzt. Eine überkonfessionelle christliche Trägerschaft setzt sich mit dem Marsch fürs Läbe mit demokratischen und gewaltfreien Mitteln für das Lebensrecht ungeborener Kinder, auch mit einer Behinderung, ein. 

Manifestazione 2018 per la Vita!

 

TRADUZIONE: I partecipanti di lingua francese e italiana possono ritirare cuffie per la traduzione presso tavoli appositamente segnalati sulla Piazza Federale per seguire il programma nella loro lingua. Le cuffie vengono messe a disposizione contro deposito della carta d’identità o di Fr. 50.00. (La prevista traduzione per mezzo di un'app sul cellulare/smartphone personale non ha potuto essere organizzata per motivi tecnici.)

BENVENUTO: Vi preghiamo per il suo sostegno in difesa del diritto alla vita! L'obiettivo della manifestazione è quello di correggere l'immagine sull'aborto diffusa nell’opinione pubblica. Uccidere un bambino nel grembo materno non è una soluzione brevettata per una gravidanza indesiderata. Molte donne, e persino uomini, passano grandi sofferenze a causa di un aborto. Il nostro desiderio è che, attraverso la 9. Marcia per la vita, queste persone siano incoraggiate a cercare aiuto. Non il dolore, ma il perdono e la guarigione di Dio devono avere l’ultima parola.

Con una petizione chiederemo il Consiglio Federale di rafforzare la sua responsabilità in materia di protezione e promozione della vita. In futuro, attraverso i mass-media, nelle scuole, università e nei centri di consulenza, dovrebbe essere trasmessa un'immagine adeguata dell'aborto.

Nonostante le resistenze, non vogliamo rinunciare alla preghiera e all’impegno per la vita! Per amore! Per la famiglia!

Comitato Marcia per la vita

Statement von Wilf Gasser, Arzt: Leiden nach Abtreibung, Pressekonferenz Marsch fürs Läbe, 29.8.18, Bern

Start Video-Clip MfL18: Klick aufs Bild!

News

18.04.2019

Il consiglio della città di Zurigo sostiene la direttrice della polizia, Karin Rykart (I Verdi)....